Not Mine, Not Yours, mostra di Mehrdad Shadrooh a cura di Barbara Blasi da URBS a Roma, nasce da un archivio familiare di 80 anni tra Iran e memoria collettiva. Immagini e video creano un racconto immersivo che unisce intimo e universale.
Una memoria condivisa tra Iran e Roma
Roma, aprile 2026 - Il 30 aprile alle ore 18:30 inaugura presso lo spazio URBS a Testaccio la mostra Not Mine, Not Yours di Mehrdad Shadrooh, a cura di Barbara Blasi.
La mostra nasce da un archivio video-fotografico familiare che attraversa oltre ottant’anni di storia, custodito e condiviso dall’artista come gesto di apertura e restituzione. Attraverso immagini intime, matrimoni, momenti quotidiani, frammenti di infanzia e scene di vita, prende forma un racconto che dal privato si espande fino a diventare memoria collettiva.
Lo sguardo di Shadrooh è insieme personale e universale: un attraversamento emotivo che restituisce un Iran lontano nel tempo, fatto di relazioni, libertà e quotidianità, oggi difficili da riconoscere. Non si tratta di una trasformazione della materia, ma di una condivisione: l’archivio, aprendosi, diventa spazio comune, attivando una connessione profonda tra chi guarda e ciò che viene mostrato.
All’interno dello spazio URBS, la mostra assume una dimensione immersiva. Fotografie in bianco e nero e a colori, insieme ai video, si intrecciano in un ambiente saturo di immagini, generando una sorta di horror vacui visivo che produce armonia e continuità. In questo paesaggio stratificato, la vita umana emerge come presenza viva: un flusso di ricordi che supera ogni distanza geografica e culturale.
Not Mine, Not Yours è un’esperienza che interroga il senso di appartenenza e di identità, dissolvendo i confini tra individuale e collettivo: dall’Iran a Roma, dalla tua famiglia alla mia, dai tuoi ricordi ai miei, dove tutto appartiene a tutti e, allo stesso tempo, a nessuno.
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“URBS nasce come spazio di attraversamento: tra memorie diverse, tra culture lontane, tra ciò che crediamo nostro e ciò che improvvisamente riconosciamo come condiviso. Questa mostra rende visibile proprio questo passaggio, sottile, necessario, tra l’intimo e l’universale”.
Andrea D’Antrassi
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