Un rituale d’infanzia ricreato nella merenda di dress me up; Gli abiti di Giada Morando dialogano con la bambina che vive in ogni donna.Chi è stato bambino nei primi anni Duemila ricorderà Top Model, un blocchetto da disegno sulle cui pagine erano prestampate solo delle silhouette femminili. Pastelli sul tavolo e si giocava a far gli stilisti. Una volta disegnati abiti e accessori, quella sagoma diventava specchio di un futuro. Per chi, invece, scava tanto a fondo nei cassetti da trovare traccia di quei fogli, arriva spesso conferma di essere ciò che un tempo si aspirava a diventare.
Da questo nasce Dress Me Up, l’evento organizzato da Giada Morando, designer under 30, in occasione di Rome Fashion Path. Giada ha ricreato lo stesso gioco nella cornice di una merenda-aperitivo, ospitata dalla galleria Plus Art Pulse, in collaborazione con Officine di Talenti Preziosi. Durante l’evento, gli ospiti sono stati invitati a vestire le Paper Doll, dei cartoncini illustrati da Giada stessa. Per vestire la bambola in figura Giada ha realizzato anche alcuni adesivi dei capi e dei gioielli esposti durante l’evento. Non semplici capi: sugli stand c’era la prima collezione di Bambolina, il brand di Giada. I gioielli esposti, invece, erano creazioni di Marina Valli e Morena Fragorese.


Il romanticismo dei maxi-fiocchi, del tulle, dei fiori; un contraltare agli abiti dalla sensualità più matura, in raso e sui toni del rosso. Un dialogo tra la donna e la bambina che un tempo era e che ancora alberga dentro di lei.
Del resto, anche il nome Bambolina racchiude un ricordo d’infanzia: è il nomignolo che le ha dato suo nonno. Ma la collezione è recentissima. Originaria di Matera, dopo una laurea in Design a Bari, Giada ha deciso di trasferirsi a Roma per frequentare un master alla Koefia e imparare la sartorialità sul campo. Nuovamente laureata a ottobre del 2025, è stata subito selezionata per Le Caterinette del Cuore, a Trani. È un evento che celebra le sarte Caterinette, simbolo di laboriosità ed emancipazione femminile. E in occasione della sfilata conclusiva, ha presentato gli otto look della sua prima collezione, poi esposta durante Dress Me Up.

Classe 1997, Giada ha portato a Rome Fashion Path una creatività fresca ma matura. Ogni abito è realizzato a moulage in tessuti di alta qualità. Nonostante l’intento di imprimere alle sue creazioni un carattere fanciullesco, Giada non ricorre mai all’immaginario Lolita, di cui la moda è ormai da tempo satura. Gli abiti, gli sticker, il concept dell’evento rievocano l’infanzia nel suo aspetto più candido. È però un’originalità alimentata dal confronto: le Paper Doll consentono a Giada di intercettare i gusti del suo pubblico. Macarons, caramelle e bollicine in un evento che racchiude il cuore di Rome Fashion Path: il networking. In una metropoli in cui ogni quartiere è grande quanto una cittadella di provincia, la moda rischia di disperdersi in piccole realtà isolate e in competizione. Eventi come Dress Me Up, in cui gli ospiti (studenti e lavoratori di vari campi e interessi) si confrontano sui propri gusti e sulle proprie storie di vita, uniscono sotto il segno della comune passione per la moda. L’entusiasmo degli invitati era chiaro a venti minuti dall’inizio dell’evento, quando la location era già piena nonostante uno di quegli acquazzoni che bloccano la Capitale. Quasi a testimoniare il bisogno di tornare alla matrice dell’arte: quella di esercitare la libertà. Una libertà sperimentata a pieno solo dai bambini che giocano, quando di fronte a sé hanno un foglio bianco con delle silhouette e possono progettare chi essere in futuro.

Foto di Clara Schoenthaler